I primi studi sul common rail, il “collettore comune” che ha rivoluzionato il mondo del motore, vengono condotti negli anni ‘80-’90 e vedono protagonisti: Magneti Marelli, azienda milanese che produce batterie, centraline e sistemi di accensione, nata nel 1919 come joint venture dalla Fiat; il Centro Ricerche FIAT S.C.p.A, nato nel 1976 come polo di riferimento per l’innovazione e la ricerca e sviluppo del Gruppo Fiat, e Elasis, il Centro ricerche Fiat per il mezzogiorno, situato a Pomigliano d’Arco (Napoli). Una innovazione che già da subito non si sviluppa tra le mura di un’ azienda ma in diversi centri “aperti”, liberi, sparsi ma connessi con le maggiori università del continente e coordinati solo ad alto livello manageriale/finanziario dal Gruppo Fiat.
Nel 1994 il progetto viene acquistato dalla Robert Bosch GmbH che già dal 1927 aveva messo a punto un dispositivo ad iniezione meccanica in grado di fare funzionare il motore diesel. La vendita del brevetto all’azienda di Stoccarda è uno dei più grossi esempi di “innovazione aperta“: tramite la cessione dei progetti, infatti, questo nuovo tipo di motore a iniezione elettronica conosce lo sviluppo di massa a livello mondiale. L’idea di lasciare il brevetto libero di circolare viene forse dettata dalla complicata situazione economica di Fiat in quegli anni. É brillante però l’intuizione di venderlo ad una azienda presente in modo trasversale nel mercato delle auto, a contatto con tutte le case produttrici. Nel 1997 si inizia ad applicare questa tecnologia (che fino ad allora era stata impiegata nei settori dei trasporti navali e ferroviari) al settore automobilistico: il primo modello di automobile a disporre di questo tipo di motore è la Alfa Romeo 156 1.9 JTD, e lo stesso anno esce la serie Mercedes-Benz E 320 CDI. In seguito, oltre a Bosch, i principali produttori e fornitori di questa tecnologia sono il gruppo Denso, multinazionale giapponese nata da una divisione della Toyota Motors, la Delphi Automotive Systems, azienda del Michigan (USA) che oggi è tra le maggiori produttrici di componentistica per automobili, e la divisione Automotive della Siemens, gruppo tedesco.
La tecnologia Common rail è oramai ad uno stadio evolutivo estremamente performante e innovativo, con la messa a punto del MultiJet, vincitore del premio “Motore dell’anno 2005″ e definito “di seconda generazione”. Con una prospettiva futura di incrementare ancora le proprie potenzialità, i motori nati e cresciuti in grembo alla Fiat vengono usati da quasi tutte le principali compagnie produttrici di automobili, tramite joint venture e collaborazioni. Il Gruppo Fiat (con motori JTD, MuliJet, Ecotec CDTi) è ovviamente tra i principali produttori/utilizzatori del common rail. Altri esempi sono Daimler-Chrysler, con CDI e il CRD per le gamme Mercedes e per le vetture marchiate Jeep. Volksvagen Group, con tecnologia TDI common rail sulla futura Audi A4 e su Volkswagen Tiguan. Il Gruppo Ford usa un motore diesel chiamato TDCi. Anche General Motors è legata al common rail, e al gruppo Fiat in generale: le auto GM Opel utilizzano i CDTi Fiat, che sono prodotti in licenza anche dalla divisione coreana GM Daewoo. La Opel Corsa Diesel (2006) è un caso esemplare di joint venture: prodotta negli USA, è dotata di multijet prodotti dalla Fiat in Italia o nei centri di produzione in Europa. Molte altre case europee come la BMW, la Peugeot, la Renault e la Saab, già da tempo sfruttano i progressi raggiunti in questo campo. Ed è difficile numerare tutte le case che oggi presentano nei loro showroom orientali motori che usano la tecnologia nata in Italia: Honda, Nissan, Mitsubishi e Hiunday-Kia sono solo gli esempi più celebri.















